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Architecture is not buildings. We get confused lots of times because architecture and buildings are not the same, and I don’t think it’s a question of semantics. But I think it’s very important to point out that buildings ARE buildings. They are made out of bricks and stone and concrete and wood and plastic (…) they have a space that they contain, they look like something, they are usually bigger than me (…). Architecture is ABOUT buildings (…). A building is a product of architecture, and if one looks at it carefully enough, one can find architecture in it (…). The building is, for me, the evidence of architecture.
(…)
So what is architecture? And to ask the fundamental question, what is architecture, is to ask why does one build, why does one make buildings? And I would answer that one makes architecture first of all because it makes us at home in our modern world, which of course makes sense when we make houses, because it produces a sense of belonging, of being at the same place at the same time.
To be at home in the modern world, maybe all you need is a chair. Maybe all you need is your iPod. Maybe all you need is your mother calling on your telephone. Maybe all you need is a good suit. Maybe all of these things are not enough, no: I’m sure all of these things are not enough, but I’m also sure that most of our buildings are too much. We have to ask what is the essence beyond a good chair, and before a big house, that makes us feel at home. But we can also try to understand our world through architecture (…) because architecture can be a form of criticism, a criticism in itself. And we will show, in Venice, ways in which architecture is moving beyond buildings. Not because buildings are bad, but because buidings are the starting point: to find out in which way to be at home in the modern world, in which way to figure out the modern world, in which you can find your way to the modern world.
- Aaron Betsky (via bimba tzatziki)
la biennale di architettura :: cincinnati art museum
(ecco, bravo, diglielo tu ai palazzinari de casa nostra…)

Scherzetto: non è vero che sarà costruita un’estensione in cima alla Torre Eiffel…
Ci eravate cascati, eh?
(via DesignNotes)

cavaturaccioli gigante Sydney - Garvan Institute
photo by eagle.ffm1
Questo che vedete qui sotto è l’interno di un ufficio a Tokyo, opera dello studio di progettazione Nendo:



Quando il leziosismo prende il sopravvento (”uuuh, che figata gli archi al contrario…gajàrdo!“) succede che un elemento progettuale altrove funzionale (esempio: le paratie delle imbarcazioni, che non solo le dividono in ambienti, ma servono innanzitutto per irrigidire la struttura dello scafo.) viene trasposto in un contesto completamente avulso, con il risultato che al “segno stilistico” (bello quanto vi pare, per carità.) si aggiunge purtroppo anche la beffa nei confronti dell’utente ultimo dell’architettura medesima (ricordiamo alla gentile clientela che l’architettura è un’arte-scienza dedita in primo luogo al miglioramento dell’esistenza abitativa dell’uomo. Insomma: dev’essere bella, sì, ma pure comoda.).
E tanti cari tanti saluti all’accessibilità e all’universal design.
(via dezeen)
It seems dissing Italy has become a favourite sport worldwide.
Newest kid joining in the dissing game is The Guardian’s John Hooper, with an article comparing Italy to Spain, most of which is trite news but, sadly, also so hurtingly truthful.
I won’t go into politics et al as that’s the agreeable part of the article (yes our politicians are old. Very. Yes, Festival di Sanremo is boring. Tell me something I don’t know.), but since this blog is on architecture I feel the urge to point out something I disagree with.
Hooper claims the only piece of contemporary architecture in Rome is Richard Meier’s Ara Pacis museum. It’s true there isn’t much noteworthy contemporary architecture over here, but I’m surprised he forgot to mention Renzo Piano’s Auditorium - oh, right, that one’s been designed by an Italian, so it probably doesn’t count. Also, he fails to understand tourists coming to Rome don’t travel to see Richard Meier’s white concrete and glass box, but what’s inside it, i.e. the real Ara Pacis (yes - it’s not the box that’s called Ara Pacis, but its content. Surprise!), which, incidentally, dates back to some 2000 years ago.
Italy in general, and Rome in particular, is an old (aka “ancient”) place, which doesn’t necessarily mean decrepit to the point it has to be tore down by bombs or any other available means in order to make room for new, shiny stuff that glitters - thank God this is not Las Vegas. Most of the times that means it’s a place that retains history in the form of art and architecture. Some of it has been there for centuries, twenty of them (that’s two thousand years, again) if you think of Colosseum. I’m not quite sure which contemporary architecture masterpieces will be able to claim the same in twenty years’ time, let alone in two thousands - especially since I know some of them are already leaking just three years after they’ve been completed.
Being old is not always a bad thing.
p.s.: as for the “the Italian language has remained unaffected by recent changes in the status of women (…) so a female lawyer, for example, is still an ‘avvocato’” bit, I must say I’m thankful for that, as I’d be embarrassed if people started calling me an “architetta“.
(image via The Guardian)
Questa è una panoramica del Corno d’Oro, estuario che costeggia la parte bizantina di Istanbul:



Istanbul è una città bellissima ma anche ad alto rischio di terremoti: secondo gli scienziati, se ne prevede uno grave entro i prossimi 30 anni, nell’ordine dei 6.8 - 7.5 gradi della scala Richter. La città, specialmente la parte antica, non è progettata secondo criteri antisismici, ed ha strade strette che, in caso di terremoto, non consentirebbero un facile accesso per i soccorsi.
Per questo motivo il governo turco ha commissionato alla Purdue University (West Lafayette, Indiana, USA) uno studio per una nuova città satellite, a prova di sisma.

(foto di Ed Reeve)
Alla Casa dell’Architettura (piazza Manfredo Fanti 47, Roma - aperta dal lunedì al sabato, dalle 10:00 alle 18:00) fino all’11 marzo, una mostra su David Adjaye:
Horizon, il più recente dei padiglioni realizzati da Adjaye, è influenzato dal paesaggio e dalla terra dell’Africa e del Medio Oriente. L’ispirazione arriva in particolare dalle forme architettoniche e dalle pietre di Aswan, in cui Adjaye si è imbattuto durante un suo viaggio in Egitto. L’architetto britannico esplora il concetto della progettazione architettonica di padiglioni sin dal 2003, anno in cui è stato invitato a collaborare con Chris Ofili al Padiglione Britannico della Biennale di Venezia. Read the rest of this entry »
Piano will develop a 42-acre (17 hectare) property on the coast near the center of Athens, the capital, according to an e- mailed statement from the Stavros Niarchos Foundation, which commissioned the project. The site will house the Stavros Niarchos Foundation Cultural Center with new opera and library facilities within an educational and cultural park.
The foundation has budgeted 300 million euros ($442 million) for the center and will hand over the project to the Greek state on completion.
(via Bloomberg.com)
Speriamo bastino, 300 milioni, non vorrei si finisse come il coso della Hadid per l’Architecture Foundation…
Oltre agli occhiali di Le Corbusier, c’è un altro oggetto che non può mancare nel CIPA, cioè il Corredo Indispensabile del Perfetto Architetto (no, non è la moleskine - mioddio, come siete antichi…): la tracolla fatta con la rete di recinzione per i cantieri.
Sì, sì, quella arancione in PVC, proprio lei.


[via Cool Hunting]
Ammesso che non sia un fotomontaggio, vorrei conoscere il genio che ha progettato questa:

[via PlacidiAppunti]
Caravaggio compie una rivoluzione. Al tempo immobile dell’Umanesimo rinascimentale sostituisce la presa di coscienza drammatica dell’attimo come campo delle scelte individuali; al disegno accademico, la pittura e il colore in presa diretta; alla profondità inquadrata dal telaio, un proscenio in cui personaggi veri danno spessore alla vita; alla luce omogenea, la forza abbacinante di un flash; alla staticità della posa, l’essere (dei personaggi, degli oggetti, degli spazi, della vita stessa) sempre in bilico. Il volume Lo Strumento di Caravaggio scritto da Antonino Saggio, curatore e autore sino ad oggi solamente di testi di architettura, propone ipotesi nuove su fatti sin’ora trascurati, ma soprattutto è teso a far comprendere come la presenza dei nuovi strumenti ottici non sia ricetta meccanica o prodigio tecnico, ma si inserisca nella ricerca sulla necessità estetica di una nuova visione. Caravaggio, Galileo e Borromini vengono a costituire, alla fine di questa lettura, una triade indispensabile per comprendere la nascita di una visione laica, per la prima volta “dal basso verso l’alto”.
Non serve una laurea, non serve l’esperienza progettuale, men che meno quella in cantiere (mon dieu, che ovvòve!).
No, per diventare istantaneamente architetto, è sufficiente ritagliare, assemblare ed indossare gli occhiali di Le Corbusier.

[via swissmiss]
Questa qui a sinistra avrebbe dovuto essere la sede dell’Architecture Foundation a Londra, su progetto di Zaha Hadid.
“Avrebbe” perché l’impresa appaltatrice, la Rooff (che era subentrata alla Bovis Lend Lease a dicembre), si è ritirata, presumibilmente per questioni di budget - ricordiamo alla gentile clientela che l’appalto prevede(va) un budget di 5 (cinque) milioni di sterline (circa sei milioni e settecentomila euro) non sono sufficienti.
In effetti, se ci pensate, non hanno tutti i torti, è un insulto: due milioni e trecentomila euro in meno degli spiccioli che sono avanzati da quanto sborsato per quella ciofeca immonda ed inutile il portale Italia.it…
O tempora, o mores (signora mia…).
Nei mesi scorsi, Fran ha documentato fotograficamente l’avanzamento dei lavori del cantiere di una vasca/fontana davanti al palazzo dove vive, a Parma:
- iterate real-time peripheries
- regenerate steady-state communities
- incentivize customized strata
- innovate malleable urbanisms
- incubate innovative niches
- morph algorithmic portals
- reconceptualize interactive ecologies…
…e così via, all’infinito…
(link via puscic)
Ora disponibile anche con comode ali in cemento armato, acciaio e vetro strutturale:



Ah, no, mi confondo, è solo il progetto dell’Olympics Aquatics Centre per Londra 2012 di Zaha Hadid.
(scusate, eh, ma proprio non ho saputo resistere…)
Su Design Notes, considerazioni sullo schema urbano di nove città (o, quantomeno, sul confronto del loro impatto visivo in pianta):
[via swissmiss]
“Cloud“, un’installazione del gruppo Troika nel Terminal 5 dell’aeroporto di Heathrow, UK:
[via Interactive Architecture e Pixelsumo]
Metronymic Landscape, progetto di Zaha Hadid (e chi altri?) vincitore del concorso indetto dalla città di Seoul (che sarà capitale mondiale del design nel 2010) per la riqualificazione di un’area urbana centrale, il “Design plaza and park“:



(via designboom)

Venerdì 8 febbraio alle 9:30, nella bella cornice del Teatro Goldoni di Venezia, verrà presentato in prima assoluta nazionale il film “Last call for planet Earth” di Jacques Allard.
Il film - prodotto da Archiworld e EURAF (European Architecture Foundation), con il sostegno dell’Unione Europea, del Governo federale Belga, della regione Fiamminga e di Archi-Europe - rappresenta un vero e proprio viaggio attraverso il mondo alla ricerca di testimonianze che documentino soluzioni architettoniche sostenibili, funzionali ed adeguate al nostro futuro.
La premiata ditta Arsenico e vecchi merletti S.r.l. colpisce ancora: dopo il padiglione degli Emirati Arabi fatto al tombolo, ecco il centrino della Polonia, creato dagli architetti Wojciech Kakowski, Natalia Paszkowska e Marcin Mostafa…




Su L’Express, Marion Vignal ha stilato una (breve, purtroppo) lista di donne che hanno rivoluzionato il design, intervistando (brevemente, anche qui) ciascuna di loro:
- la “regina” Zaha Hadid (per la gioia di PEJA: wow, guarda com’è glamour Zaha tua nella foto qui sopra… ;))
- Matali Crasset
- Patricia Urquiola
- Andrée Putman
- Hella Jongerius
- India Mahdavi
- Kiki van Eijk
- le quattro moschettiere svedesi di Front Design: Sofia Lagerkvist, Charlotte von der Lancken, Anna Lindgren e Katja Sävström
Questo è il dipartimento di Arte, Design e Media della Nanyang Technological University a Singapore, progettato da CPG Consultants:



The design was conceived as 3 intertwining blocks that are apparent natural extensions of the ground. These blocks interweave to enclose a picturesque plaza and landscape. Major spaces such as the Auditorium, Media Studios, library and art galleries surround this outdoor activity node.
Il tetto verde è stato pensato sia come uno spazio fruibile sia come elemento per isolare termicamente l’edificio.
Gli interni sono stati lasciati appositamente allo stato grezzo per consentire agli studenti d’arte di personalizzare il loro spazio di studio.
[via Inhabitat]
Giorgio Muratore va in gita nel cantiere del MAXXI…:
…maddeché … che ce sei stato mai in un cantiere? … che questo pare un salotto … magari un po’ de fanga … ma quella te la trovi puro pe’ strada cor festival de le cento buche de Varter … che c’è ‘n assessore che te le fa apposta … e ‘n’artro che te ce porta l’acqua … e n’antro ancora che ce mette la tera co la paletta … quinni ce semo puro un po’ abituati … che Roma pare tutto un cantiere … e che te metti er ciabattone e l’ermetto pe’ uscì de casa? E allora nun famola tanto lunga … che me scade puro er tikket der parcheggio … e che arivano l’ex abbusivi che mò fanno le murte …
[con tanti ringraziamenti a sonoindeciso per la segnalazione.]
The New York City Department of Buildings (DOB) is expected to send inspectors to the recently completed New York Times headquarters building today to determine what caused seven windows in the Renzo Piano and FXFowle-designed tower to crack on Wednesday afternoon.The windows were located on the building’s 22nd, 10th, and sixth floors of the building, according to the DOB. Two of the 52-story tower’s signature ceramic rods on the exterior of the 40th and 38th floors were also damaged.
Però, a quanto pare, chi stava nell’edificio dice che il vento questa volta non c’entra nulla…

Il Teatro Argentina, a Roma - e il “suo” tram.

La Süreyya Opera House, a Istanbul - e il “suo” tram.
[foto: Teatro Argentina - Sergio Calleja
Süreyya Opera House - tramways2007]
Feliz aniversario, Maestro!


(foto 2 di Domenico De Masi: Oscar Niemeyer al lavoro
sul progetto dell’Auditorium di Ravello, 2003)

E’ stato affidato a Zaha Hadid il compito di progettare e costruire la nuova “Innovation tower” della Polytechnic University di Hong Kong:
PolyU’s new “Innovation Tower” will serve as a driving force in the development of Hong Kong as a design hub in Asia. The new Tower will also provide additional space to facilitate inter-disciplinary research and education in the field of design.
The new Tower will be located at the northeastern tip of the university campus. Construction work will begin in 2009 and the whole project is expected to be completed by end 2011. Upon completion, the Tower will provide some 12,000 square metres of net operational floor area and able to accommodate about 1,800 staff and students.
Per la Hadid si tratta della prima architettura “permanente” a Hong Kong che porterà la sua firma.
[foto: Hong Kong Polytechnic University]


Il progetto per questi “giardini sospesi” dell’architetto giapponese Taketo Shimohigoshi è uno dei tre vincitori dell’edizione 2007 delgli AR Awards for architecture and engineering - i giudici hanno motivato la scelta con queste considerazioni:
The general condition of central Tokyo is one of extraordinary urban density, with buildings of all descriptions jammed against each other in a vibrant but sometimes claustrophobic way. Ingenious architecture, particularly domestic, fights for both area and volume, producing even tighter site conditions. While street activity reflects density of occupation, with shops and shoppers animating the urban scene, look up and you see a blank world of contiguous under-used space. The judges admired this winning design because it addressed both these conditions; by emphasising a cut between buildings with the introduction of vegetation beams (in this case covered in moss), the architect has neatly reversed the stereotype of that conventional Tokyo condition.

Ringraziando il cielo, è quello farlocco che chiude (cioè si _evolve_ sotto forma di magazine per donnine che si sposano e quindi, dovendo metter su casa, necessitano bulimicamente dei consigli per il décor di Martha Stewart…)
Blueprint, quello serio, invece è vivo e lotta con noi.
residence antilia, india (architects’ website)construction has begun on residence antilia despite opposition from those who see it as an ‘excessive’ design in a city where more than 65% of the population live in slums. politics aside and after you recover from the initial shock of seeing a skyscraper that resembles an ikea cd rack, the building actually looks like it may succeed as a stunning, unique, green piece of architecture.
(via top 9 unique structures soon to be built « deputydog)
Se. Solo. Potessi. Parlare.
(scusate, mi vien da piangere, e so solo io il perché. Anzi, no, lo sa anche qualcun’altro, ed avrei voglia di spiaccicargli quest’immagine sotto al naso, ecco.)
Prima o poi fonderemo uno studio di architettura associato: puscic, sonoindeciso e la sottoscritta. Lo chiameremo ARCHITETTUMBLR. (ma si potrà avere un tumblr multiautore?)
— crumbles
Ecco, vi avevo avvertito. ;)
— architettumblr
Oh, oh, mica mi toccherà reiscrivermi all’università per terminare gli studi?
— puscic
beh, che dire… il primo studio di architettura duepuntozzero. il nome è geniale, sappiatelo. sono commosso!
— sonoindeciso
Visto? Ci vuole nulla a mettere su uno studio di architettura… ;)
La biblioteca di Cardiff (Wales, UK):
Il parcheggio della biblioteca di Kansas City (Missouri, USA):
A quanto pare, quella di Cardiff è solo una soluzione temporanea: la collezione libraria della Central Library è stata provvisoriamente spostata in questo edificio su John Street (oddio, mi ricordo quando John Street era ancora un tracciato in via di asfaltamento, oltre il quale c’era il cantiere di Cardiff Bay… mi sembra sia passato un secolo.), in attesa del completamento del complesso a The Hayes, in zona più centrale.
Quella di Kansas City, invece, sembra essere una soluzione definitiva per la facciata del parcheggio annesso alla Central Library.
[via sonoindeciso (a sua volta via Secondo piano, che l'ha trovato su digg, dove qualcuno ha indicato il post di deputydog... A scanso di equivoci, comunque, sappiate che le foto sono prese rispettivamente dai flickr di Ben Bore (aka Rhys) e di Jonathan Moreau)]
Mentre eravamo in altre faccende affaccendati, il giudice Edmundo Rodríguez Achútegui (…salute!) della “Corte mercantile” di Bilbao ha respinto il ricorso di Santiago Calatrava nei confronti dell’amministrazione comunale della città spagnola.
In buona sostanza, il tribunale ha decretato che non si può considerare “violazione dell’integrità di un lavoro di ingegneria“ il fatto che il progetto (il cosiddetto Zubi-zuri, il ponte pedonale sul fiume Nervión - nella foto qui a lato) sia stato integrato, sul lato dell’Uribitarte, da una passerella pedonale ideata da Arata Isozaki, perché il pubblico interesse prevarica sulle ragioni di “diritto morale e proprietà intellettuale” presentate da Calatrava, il quale si appigliava giustappunto a una “Ley de Propiedad Intelectual“:
El punto 10 de la LPI considera «objeto de propiedad intelectual» todas las creaciones originales literarias, artísticas o científicas expresadas por cualquier medio o soporte, si bien en el caso de las obras arquitectónicas y de ingeniería lo limita a los «proyectos, planos, maquetas y diseños».
I giuristi che hanno studiato il caso, però, gli hanno obiettato che, appunto, il disegno del suo ponte non è stato toccato, in quanto l’aggiunta non modifica l’opera esistente, ma ne è solo un ampliamento, necessario per il pubblico.
L’amministrazione di Bilbao ha inoltre rivelato che in realtà non si sono rivolti unicamente ad Isozaki per il progetto di ampliamento, ma era stato chiesto anche a Calatrava di presentare un suo progetto ai costruttori del complesso dell’Uribitarte, i quali però alla fine hanno preferito quello di Isozaki.
Oggi parliamo di onestà intellettuale sul web.
Dice: “e cosa c’entra su un blog di architettura?“
Rispondo: “c’entra eccome, c’entra sempre, qualsiasi sia l’argomento di cui si parli.“
Insomma, parliamo di quelli che prendono dei contenuti dal blog o dal sito di qualcun’altro, li copiano sul proprio senza nemmeno citare la fonte, facendoli passare per farina del proprio sacco (sì, c’è una parola per identificare questo comportamento: plagio —> e qui parte il sacrosanto spottone per il post sull’argomento in questione del Maestro Alberto, al quale sono giunta grazie a Storie di me.).
Nel caso specifico, vorrei parlare di questa signorina:
http://carlaromana.blogspot.com/
La signorina (credo si chiami Carla Romana, ma lei preferisce CIA [sic.], che starebbe per “cute intelligent angel” [sic, di nuovo.]…), non avendo di meglio da fare, preleva a piene mani dal mio blog di architettura (cioè questo che state leggendo ora.) e poi, strafregandosene di netiquette, creative commons (l’attribuzione, questa sconosciuta…) o, semplicemente, della cara vecchia buona educazione, incolla sul suo senza dire che no, quello che state leggendo non è opera sua (comportmento che farebbe giustamente imbestialire il Prof. Saggio, il quale, illo tempore, ben prima del social networking e del 2.0 di cui va tanto di moda ciarlare oggidì, ci invitava a condividere badando bene a citare la fonte. Amen, professo’.).
Non l’ha fatto una volta sola. Ma due. E tre volte. E anche quattro. E cinque. E sei. E sette. E poi mi son stufata di controllare, ma di sicuro non è finita qui.
(Rispettivamente, i post originali che ha copiato sono questi: uno, due, tre, quattro, cinque, sei e sette.)
Mai, ripeto MAI una mezza volta che si sia degnata di citare da dove avesse copiato (sì, COPIATO.) il tutto.
Gliel’ho anche fatto notare più volte nei commenti, ma niente, lei indefessa va avanti così, copiando.
Complimenti.
Ed ha anche il coraggio di fare un post intitolato “Giù le mani dai blog!!!” (è un post del 22 ottobre, e no, non lo metto il link.) - evidentemente è convinta di essere l’unica a poterci mettere le mani (le sue, sui blog degli altri.) sopra…

Ora che Norman Foster ha sdoganato definitivamente il merletto architettonico hi-tech (la facciata del padiglione sembra quasi realizzata all’uncinetto, o al tombolo…) non potranno obiettarmi più nulla.
Adesso stampo questa foto e me la metto in tasca, al primo che fiaterà sdegnato guardando un mio progetto potrò finalmente dire “se l’ha fatto Foster non vedo perché non possa farlo pure io!”.

David Byrne e le sue impressioni sul NYTimes Building:![]()
On the way up to Times Square I passed the new NY Times building, whose lobby was all lit up. Beyond the atrium I could see masses of black-suited people at the far end. They must have been there for a grand opening — this new building, designed by Renzo Piano, has been under construction in my neighborhood for years. The Grey Lady gets a punk haircut is how I would categorize it. I’m sure there are some lovely spaces inside, and it will be a great relief for the employees to have more light, but the building seems unremarkable outside, and pretty big, imposing and tall too. Rather than being sequestered in a mere 14-story block of rabbit warrens, now the news media can gaze down on their former haunt and on the rest of us, as befits the US national newspaper (not counting USA Today and The Onion.) There is a new auditorium space adjacent to the tower, so it will be interesting to see if the Times begins to present music, speakers, symposiums and other events in that new space. That would be a welcome addition.
I can’t help but look at this new skyscraper and think, “They sure are optimistic ‘bout print journalism”.
Nicolai Ouroussoff, critico di architettura del NYTimes, ha l’arduo compito di commentare la nuova sede del suo giornale, progettata da Renzo Piano:
As an employee, I’m enchanted with our new building on Eighth Avenue. The grand old 18-story neo-Gothic structure on 43rd Street, home to The New York Times for nearly a century, had its sentimental charms. But it was a depressing place to work. Its labyrinthine warren of desks and piles of yellowing newspapers were redolent of tradition but also seemed an anachronism.The new 52-story building between 40th and 41st Streets, designed by the Italian architect Renzo Piano, is a paradise by comparison. A towering composition of glass and steel clad in a veil of ceramic rods, it delivers on Modernism’s age-old promise to drag us — in this case, The Times — out of the Dark Ages.
1. Good design is innovative
2. Good design makes a product useful
3. Good design is aesthetic
4. Good design helps a product to be understood
5. Good design is unobtrusive
6. Good design is honest
7. Good design is durable
8. Good design is consistent to the last detail
9. Good design is concerned with the environment
10. Good design is as little design as possible
(by Dieter Rams, via TreeHugger.com)
APPELLO – PETIZIONE PUBBLICA
Il Teatro Vascello rischia di chiudere per sempre. I TAGLI fatti a questa struttura dalle ISTITUZIONI non ci permettono di continuare la nostra attività culturale. Read the rest of this entry »
(foto di Frankinho)
Si chiama “Natural wave” ed è un vassoio in ceramica progettato dal designer Byung-seok You:

(anch’io riscaldo i muffin triplo cioccolato sul termosifone…)
(fonte: yankodesign)
Dopo la querelle tra Santiago Calatrava e la città di Bilbao, anche Frank Gehry si ritrova ora impelagato in una causa: in questo caso è il Massachussetts Institute of Technology che lo vuole portare in tribunale.
Il motivo? L’edificio dello Stata Center appartenente al MIT, progettato da Gehry e completato nel 2004, è già ammalorato a causa di numerose infiltrazioni d’acqua. A quanto pare, intorno alle finestre si formano muffe in quantità, ci sono lesioni nella muratura, e durante la stagione invernale la neve si accumula sugli aggetti, cadendo poi in massa e bloccando anche le uscite di sicurezza.
Il MIT, che ha pagato alla 15 milioni di dollari per il progetto e 300 milioni di dollari per la sua costruzione, ha perciò accusato lo studio Gehry Partners di non aver fornito un servizio accurato, sia in fase di progettazione, sia in quella di realizzazione.

(foto di James Muspratt)
Il grattacielo che Renzo Piano ha progettato per Intesa-San Paolo e che dovrebbe/dovrà sorgere a Torino ha acceso un vivace scambio di vedute (letteralmente!) con gli ambientalisti del Comitato “Non grattiamo il cielo di Torino”, i quali, giorni fa, avevano pubblicizzato un dibattito sull’argomento diffondendo questa cartolina della città:

Piano ha corretto pubblicamente lo scenario prospettato dagli ambientalisti, inviando al sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, disegni e fotografie che rappresentano l’effettiva proporzione tra altezze e distanze tra la Mole Antonelliana e la sua torre:





Gli ambientalisti, a loro volta, hanno rielaborato la loro “cartolina del futuro”, continuando a sostenere, però, che il grattacielo non s’ha da fare…:

Santiago Calatrava ha fatto causa alla città di Bilbao, rea di aver affidato ad Arata Isozaki il progetto per l’ampliamento di un ponte progettato da lui:
…the Spanish architect is suing the city of Bilbao for €3m (£2m) for violation of copyright, for allowing an extension to the bridge to be built by another star architect.
The Japanese architect Arata Isozaki designed an extension to the 10-year-old footbridge to connect with his recently completed riverside housing development nearby. The court case has prompted a heated debate over whether a public building can be deemed a work of art. [...] He is demanding €250,000 compensation and the dismantling of Isozaki’s extension, or, if the new link remains, - €3m for “moral damages”.

Reggio Emilia, Italia: ponte di Santiago Calatrava, photo by Pelódia.

To be pissed off: to have free access to SAIE’07 and not being able to go.
C’era una volta un concorso internazionale in cui si chiedeva di progettare una torre alta 60 metri da costruire nelle Docklands di Dublino.
La torre doveva essere mixed-use, come si suol dire (quindi poteva essere commerciale + uffici, oppure commerciale + residenze, oppure uffici + residenze, oppure commerciale + uffici + residenze…).
Oh, e, all’ultimo piano, lo studio di registrazione degli U2, ovviamente.
Il progetto vincitore risultò essere quello degli studi Burdon Dunne / Craig Henry:
Improvvisamente, come per magia, il piano regolatore delle Docklands cambia, e si decide che la torre non sarà più alta 60 metri, bensì 120 metri.
E adesso il progetto della nuova torre porta la firma di Norman Foster:

Modena 15-19 ottobre 2007: Isolarchitetti (Torino) con CCDP-Centro Cooperativo di Progettazione (Reggio Emilia), nell’ambito della settimana della bioarchitettura promossa dal centro BIOECOLAB, riceveranno il “Premio Sostenibilità” per il progetto di riqualificazione dell’area di “Parco Ottavi” a Reggio Emilia.Questo premio ha lo scopo di valorizzare e divulgare le buone pratiche del costruire, il rispetto e l’integrazione con l’ambiente naturale, il controllo dei consumi, l’impiego di materiali e tecniche non inquinanti, la sostenibilità sociale ed economica, l’innovazione; e Isolarchitetti e CCDP Prog salgono quest’anno sul podio per aver risposto in modo esemplare, annoverando un ulteriore riconoscimento alla qualità delle loro architetture costruite.

Glasgow, Merchant city, photo by Seoirse.
Gli AST (Architetti Senza Tetto) elucubrano e rimuginano sul progetto di Rem Koolhaas per un mega centro congressi pallifòrme (con buco) negli Emirati Arabi Uniti…


Somewhere in East London: architectural detail, photo by Martin Colebourne
If you discuss proportion, rhythm and nature, you are almost using musical terms. In music, it happens and you cannot catch it. In architecture it happens but you can catch it.










1. Good design is innovative






