Questo che vedete qui sotto è l’interno di un ufficio a Tokyo, opera dello studio di progettazione Nendo:



Quando il leziosismo prende il sopravvento (”uuuh, che figata gli archi al contrario…gajàrdo!“) succede che un elemento progettuale altrove funzionale (esempio: le paratie delle imbarcazioni, che non solo le dividono in ambienti, ma servono innanzitutto per irrigidire la struttura dello scafo.) viene trasposto in un contesto completamente avulso, con il risultato che al “segno stilistico” (bello quanto vi pare, per carità.) si aggiunge purtroppo anche la beffa nei confronti dell’utente ultimo dell’architettura medesima (ricordiamo alla gentile clientela che l’architettura è un’arte-scienza dedita in primo luogo al miglioramento dell’esistenza abitativa dell’uomo. Insomma: dev’essere bella, sì, ma pure comoda.).
E tanti cari tanti saluti all’accessibilità e all’universal design.
(via dezeen)

12 comments
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March 10, 2008 at 9:48 pm
PEJA
Bella? A me pare, oltre che scomoda, veramente banaluccia! :D
March 11, 2008 at 5:59 pm
Signorino Steff
Complimenti per il tuo blog è davvero molto interessante ed anche divertente a momenti. Però se mi posso permettere di darti un consiglio questa non è la piattaforma giusta. Se avessi questo stesso identico blog su splinder potresti diventare una bloger di quelle abbastanza serie ed avresti molte visite in più. Questo non per vanità ovviamente (o forse un po’ si perchè non fa mai male) ma per divulgare al maggior numero di persone possibile le tue notizie.
March 11, 2008 at 8:14 pm
Giorgia
Signorino Steff - grazie, ma been there, done that: splinder lo usavo cinque anni fa (sono registrata come utente numero 100 in splinder, praticamente il giorno stesso o quello dopo che hanno inaugurato la piattaforma…), continuo a usarlo per vie traverse quando aggiusto i template sbilenchi di alcuni miei amici, ma trovo sempre gli stessi problemi.
Preferisco WordPress - di visibilità ce n’è abbastanza anche qui, anzi, forse di più, perché è internazionale, splinder invece è circoscritto a utenti italiani. :)
March 13, 2008 at 4:18 pm
marco+
I giapponesi sono giapponesi!
hanno modelli e stili di vita sociale un po’ diversi da noi…
però penso che… dura!… stare costantemente attenti a dove metter i piedi…!
March 14, 2008 at 3:59 pm
marilisa
no …ma effettivamente….uno che passa lungo il corridoio deve ricordarsi di sgambettare fra una paratia e l’altra?
Sti qui son fuori…
ma scusa…e il superamento delle barriere architettoniche?
mah!
esterefatta!
baci
Marilisa
March 24, 2008 at 3:50 pm
Giovanni D'Amico
….tutto vero, ma, allora l’aspetto emotivo legato all’opera dove lo mettiamo?
Eppoi siamo sicuri che non ci sia un corridoio a sinistra, nella foto?
March 26, 2008 at 12:11 pm
Giorgia
Giovanni - secondo me, trattandosi di architettura, ovvero di un’opera che deve essere innanzitutto fruita, e non di un’opera d’arte fine a sé stessa, l’”aspetto emotivo” (??) deve necessariamente passare in secondo piano.
(viste le foto da tutte le angolazioni possibili e immaginabili: non c’è alcun corridoio.)
March 29, 2008 at 10:10 pm
Marco
In quale corrente di pensiero l’architettura deve essere “innanzitutto fruita”…? E’ così certamente ma può anche non esserlo… Pensa alle tante architetture effimere oppure alle splendide architetture barocche da festa.
Bisogna intendersi sul concetto di “fruibilità”. La fruibilità emotiva pura e semplice (seppure deteriore) non può essere già soddisfatta?
La “Casa degli Orrori a Bomarzo” (Pirro Ligorio, Parco del Principe Virginio Orsini a Bomarzo -VT-) e non parliamo degli orientali… non è una splendida architettura nel senso più puro e più alto del termine? Essa è di fatto fruibilissima ma non nel senso meramente utilitaristico che qui si vuole intendere.
Per non sbagliare: “Firmitas-Venustas-Utilitas” (M. Vitruvio Pollione).
Una volta stabilito il campo di applicazione dei singoli concetti l’architettura come tale èsempre definita. Univocamente.
Un abbraccio ai colleghi e il plauso per il blog!
March 30, 2008 at 3:16 am
Giorgia
Marco - se riduci l’architettura solo a “correnti di pensiero” fai filosofia architettonica. Che è una cosa che non si può abitare.
Come tu stesso dici, la triade vitruviana è “firmitas, venustas, utilitas“, e non “firmitas, venustas, inutilitas“. Se la “fruibilità emotiva” prende il sopravvento su quella logistica, dolente ma quella che può anche essere una bellissima architettura non sarà una equamente buonissima architettura.
La “fruibilità emotiva” non soddisfa l’”utilitas”, ma la “venustas”.
Inoltre, prova a parlare di “fruibilità emotiva” a una persona su una sedia a rotelle, e vedi cosa ti risponde.
March 30, 2008 at 8:58 pm
Marco
Naturalmente l’Architettura procede da una precisa istanza sociale, ma l’abitabilità (in senso ovviamente lato non burocratico) non è l’unica. Un paesaggio è fruibile ma non abitabile e così pure un campo sportivo e una chiesa e un cimitero (tema sempre negletto con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti). Nella celeberrima triade precisavo, infatti, di circosrivere (o meglio precisare) di volta in volta l’ambito di applicazione. Il precetto di Vitruvio non è un sillogismo, e cioè non sforna verità, ma una falsariga!
L’aspetto “utilitaristico” era il primo tra i crucci di Mario Ridolfi un pò meno per Massimiliano Fuksas (si parva licet componere magnis…) ma è innegabile che i due abbiano prodotto bellissime (il che potrebbe lasciare il tempo che trova), buonissime ma soprattutto… architetture!
Concludo: ad un disabile serve una rampa e non archi rovesciati ma forse al disabile servono anche archi rovesciati per pensare, perchè le sensazioni camminano pure sopra la sedia a rotelle! Ecco, direi che l’architettura deve anche far pensare.
Grazie Giorgia per l’ospitatalità, le osservazioni e le riflessioni che mi porti a fare. Non ho mai trovato in facoltà nessuno che solo si ponesse il problema di andare oltre un esame da superare. Mi convinco sempre più che la Progettazione (l’uso della maiuscola non è casuale) sia davvero difficile e da quello che vedo in giro per il mondo capisco che l’Architettura è un appello cui molti rispondono… senza essere stati chiamati!
Un abbraccio fraterno.
March 30, 2008 at 9:12 pm
Giorgia
Marco - a un disabile servono archi rovesciati *e* rampe, o quantomeno un accesso libero da ostacoli, che sia una rampa o un semplice corridoio (qui sarebbe bastato quest’ultimo.). Purtroppo in questo specifico progetto ci si è dimenticati di una delle due cose, e quindi, per quanto esteticamente accattivante, il risultato è un errore progettuale.
Quando parlo di fruibilità, dell’utilità dell’architettura mi riferisco al suo lato necessariamente antropometrico (uno stadio è costruito sugli stessi principi di antropometria di un cimitero. Il paragone può sembrare assurdo, ma se ci pensi è così.).
Continuo ad essere convinta che il segno del progettista, se non fondato su un equilibrio di estetica, utilità e sicurezza (non ci dimentichiamo della firmitas, ché poi se le architetture son belle e utili ma crollano non è una gran bella cosa…) non è architettura, ma, giustappunto, solo un segno, ovvero condizione magari necessaria ma non sufficiente per la realizzazione di un’architettura a regola d’arte.
Marco, qui sei il benvenuto, quando vuoi, a me piace molto discutere con persone che sanno argomentare civilmente (ultimamente ne incontro veramente poche, quindi un plauso a te.). :)
March 31, 2008 at 5:00 pm
Marco
Ottimo paragone, per nulla ardito! Mi torna utile…
Il dato antropometrico. Ma anche per Le Corbusier un progetto che soddisfacesse in tutto Le Modulor non era ancora un buon progetto.
Uno stadio e un cimitero hanno molto in comune, è vero, ma il cimitero a Igualada di Miralles è molto più “fruibile” dello Stadio Olimpico di Vitellozzi a Roma.
Giorgia, naturalmente condivido in pieno e, anzi, mi pare che noi -in fondo- si dica la stessa cosa. Mi piace pensare che l’architettura non sia solo una scienza logica ma anche qualcosa di profondamente intrecciato colla vita della gente e la gente, cioè tu, io, noialtri vogliamo anche “sentire”.
Naturalmente un segno grafico non è che un segno grafico bello quanto si vuole ma architettonicamnete inutile se non soddisfa tutti i parametri della bendetta triade.
Grazie per l’ospitalità, sono arrivato qui naufrago nel web ma credo che se non proprio casa… almeno un pied-a-terre (senza archi rovesciati… ;-) ) ce lo costruisco!
Un caro saluto.