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Mentre eravamo in altre faccende affaccendati, il giudice Edmundo Rodríguez Achútegui (…salute!) della “Corte mercantile” di Bilbao ha respinto il ricorso di Santiago Calatrava nei confronti dell’amministrazione comunale della città spagnola.
In buona sostanza, il tribunale ha decretato che non si può considerare “violazione dell’integrità di un lavoro di ingegneria“ il fatto che il progetto (il cosiddetto Zubi-zuri, il ponte pedonale sul fiume Nervión - nella foto qui a lato) sia stato integrato, sul lato dell’Uribitarte, da una passerella pedonale ideata da Arata Isozaki, perché il pubblico interesse prevarica sulle ragioni di “diritto morale e proprietà intellettuale” presentate da Calatrava, il quale si appigliava giustappunto a una “Ley de Propiedad Intelectual“:
El punto 10 de la LPI considera «objeto de propiedad intelectual» todas las creaciones originales literarias, artísticas o científicas expresadas por cualquier medio o soporte, si bien en el caso de las obras arquitectónicas y de ingeniería lo limita a los «proyectos, planos, maquetas y diseños».
I giuristi che hanno studiato il caso, però, gli hanno obiettato che, appunto, il disegno del suo ponte non è stato toccato, in quanto l’aggiunta non modifica l’opera esistente, ma ne è solo un ampliamento, necessario per il pubblico.
L’amministrazione di Bilbao ha inoltre rivelato che in realtà non si sono rivolti unicamente ad Isozaki per il progetto di ampliamento, ma era stato chiesto anche a Calatrava di presentare un suo progetto ai costruttori del complesso dell’Uribitarte, i quali però alla fine hanno preferito quello di Isozaki.
Oggi parliamo di onestà intellettuale sul web.
Dice: “e cosa c’entra su un blog di architettura?“
Rispondo: “c’entra eccome, c’entra sempre, qualsiasi sia l’argomento di cui si parli.“
Insomma, parliamo di quelli che prendono dei contenuti dal blog o dal sito di qualcun’altro, li copiano sul proprio senza nemmeno citare la fonte, facendoli passare per farina del proprio sacco (sì, c’è una parola per identificare questo comportamento: plagio —> e qui parte il sacrosanto spottone per il post sull’argomento in questione del Maestro Alberto, al quale sono giunta grazie a Storie di me.).
Nel caso specifico, vorrei parlare di questa signorina:
http://carlaromana.blogspot.com/
La signorina (credo si chiami Carla Romana, ma lei preferisce CIA [sic.], che starebbe per “cute intelligent angel” [sic, di nuovo.]…), non avendo di meglio da fare, preleva a piene mani dal mio blog di architettura (cioè questo che state leggendo ora.) e poi, strafregandosene di netiquette, creative commons (l’attribuzione, questa sconosciuta…) o, semplicemente, della cara vecchia buona educazione, incolla sul suo senza dire che no, quello che state leggendo non è opera sua (comportmento che farebbe giustamente imbestialire il Prof. Saggio, il quale, illo tempore, ben prima del social networking e del 2.0 di cui va tanto di moda ciarlare oggidì, ci invitava a condividere badando bene a citare la fonte. Amen, professo’.).
Non l’ha fatto una volta sola. Ma due. E tre volte. E anche quattro. E cinque. E sei. E sette. E poi mi son stufata di controllare, ma di sicuro non è finita qui.
(Rispettivamente, i post originali che ha copiato sono questi: uno, due, tre, quattro, cinque, sei e sette.)
Mai, ripeto MAI una mezza volta che si sia degnata di citare da dove avesse copiato (sì, COPIATO.) il tutto.
Gliel’ho anche fatto notare più volte nei commenti, ma niente, lei indefessa va avanti così, copiando.
Complimenti.
Ed ha anche il coraggio di fare un post intitolato “Giù le mani dai blog!!!” (è un post del 22 ottobre, e no, non lo metto il link.) - evidentemente è convinta di essere l’unica a poterci mettere le mani (le sue, sui blog degli altri.) sopra…

Ora che Norman Foster ha sdoganato definitivamente il merletto architettonico hi-tech (la facciata del padiglione sembra quasi realizzata all’uncinetto, o al tombolo…) non potranno obiettarmi più nulla.
Adesso stampo questa foto e me la metto in tasca, al primo che fiaterà sdegnato guardando un mio progetto potrò finalmente dire “se l’ha fatto Foster non vedo perché non possa farlo pure io!”.

David Byrne e le sue impressioni sul NYTimes Building:![]()
On the way up to Times Square I passed the new NY Times building, whose lobby was all lit up. Beyond the atrium I could see masses of black-suited people at the far end. They must have been there for a grand opening — this new building, designed by Renzo Piano, has been under construction in my neighborhood for years. The Grey Lady gets a punk haircut is how I would categorize it. I’m sure there are some lovely spaces inside, and it will be a great relief for the employees to have more light, but the building seems unremarkable outside, and pretty big, imposing and tall too. Rather than being sequestered in a mere 14-story block of rabbit warrens, now the news media can gaze down on their former haunt and on the rest of us, as befits the US national newspaper (not counting USA Today and The Onion.) There is a new auditorium space adjacent to the tower, so it will be interesting to see if the Times begins to present music, speakers, symposiums and other events in that new space. That would be a welcome addition.
I can’t help but look at this new skyscraper and think, “They sure are optimistic ‘bout print journalism”.
Nicolai Ouroussoff, critico di architettura del NYTimes, ha l’arduo compito di commentare la nuova sede del suo giornale, progettata da Renzo Piano:
As an employee, I’m enchanted with our new building on Eighth Avenue. The grand old 18-story neo-Gothic structure on 43rd Street, home to The New York Times for nearly a century, had its sentimental charms. But it was a depressing place to work. Its labyrinthine warren of desks and piles of yellowing newspapers were redolent of tradition but also seemed an anachronism.The new 52-story building between 40th and 41st Streets, designed by the Italian architect Renzo Piano, is a paradise by comparison. A towering composition of glass and steel clad in a veil of ceramic rods, it delivers on Modernism’s age-old promise to drag us — in this case, The Times — out of the Dark Ages.
1. Good design is innovative
2. Good design makes a product useful
3. Good design is aesthetic
4. Good design helps a product to be understood
5. Good design is unobtrusive
6. Good design is honest
7. Good design is durable
8. Good design is consistent to the last detail
9. Good design is concerned with the environment
10. Good design is as little design as possible
(by Dieter Rams, via TreeHugger.com)
APPELLO – PETIZIONE PUBBLICA
Il Teatro Vascello rischia di chiudere per sempre. I TAGLI fatti a questa struttura dalle ISTITUZIONI non ci permettono di continuare la nostra attività culturale. Read the rest of this entry »
(foto di Frankinho)
Si chiama “Natural wave” ed è un vassoio in ceramica progettato dal designer Byung-seok You:

(anch’io riscaldo i muffin triplo cioccolato sul termosifone…)
(fonte: yankodesign)
Dopo la querelle tra Santiago Calatrava e la città di Bilbao, anche Frank Gehry si ritrova ora impelagato in una causa: in questo caso è il Massachussetts Institute of Technology che lo vuole portare in tribunale.
Il motivo? L’edificio dello Stata Center appartenente al MIT, progettato da Gehry e completato nel 2004, è già ammalorato a causa di numerose infiltrazioni d’acqua. A quanto pare, intorno alle finestre si formano muffe in quantità, ci sono lesioni nella muratura, e durante la stagione invernale la neve si accumula sugli aggetti, cadendo poi in massa e bloccando anche le uscite di sicurezza.
Il MIT, che ha pagato alla 15 milioni di dollari per il progetto e 300 milioni di dollari per la sua costruzione, ha perciò accusato lo studio Gehry Partners di non aver fornito un servizio accurato, sia in fase di progettazione, sia in quella di realizzazione.

(foto di James Muspratt)
Il grattacielo che Renzo Piano ha progettato per Intesa-San Paolo e che dovrebbe/dovrà sorgere a Torino ha acceso un vivace scambio di vedute (letteralmente!) con gli ambientalisti del Comitato “Non grattiamo il cielo di Torino”, i quali, giorni fa, avevano pubblicizzato un dibattito sull’argomento diffondendo questa cartolina della città:

Piano ha corretto pubblicamente lo scenario prospettato dagli ambientalisti, inviando al sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, disegni e fotografie che rappresentano l’effettiva proporzione tra altezze e distanze tra la Mole Antonelliana e la sua torre:





Gli ambientalisti, a loro volta, hanno rielaborato la loro “cartolina del futuro”, continuando a sostenere, però, che il grattacielo non s’ha da fare…:




1. Good design is innovative
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